#pittoretivoglioparlare: Umberto Boccioni

Ladies and gentleman! Ben ritrovati!

Se dalle mie recenti foto non fosse stato chiaro, vivo a Milano, e sono fiera di essere milanese, una di quelle un po’ imbruttite in alcuni momenti. Le opere d’arte, le mostre, i libri di storia dell’arte hanno fatto parte degli ultimi cinque anni delle mia vita, nel bene o nel male. Nonostante il mio ramo di studi sia completamente cambiato, non ho perso l’interesse verso tutto ciò che al liceo mi appassionava, potendo decidere per la prima volta dopo troppo tempo, cosa vedere, come e quando. Ho deciso di intitolare questa rubrica con uno dei versi della famosissima canzone “Angeli Negri” di Fausto Leali, a cui sono molto legata per motivi personali, e di utilizzare il titolo all’interno di ogni recensione. Insomma, tutti vorremmo parlare con gli artisti del passato, quelli che abbiamo amato, odiato, quelli che ci hanno fatto amare, odiare; allora perché non farlo davvero?

Ieri, ad esempio, sono stata alla mostra organizzata a Palazzo Reale su Umberto Boccioni, esponente di spicco nel futurismo e non solo.

Questa é la mia “lettera” per lui.

Caro Umberto,

Il fatto che io associ il tuo cognome a un luogo non particolarmente piacevole, non ci fa proprio partire con il piede giusto. Secondo solo all’immagine che mi sono sempre fatta di te, associandoti irremediabilemente ad un periodo che non ho particolarmente amato, ne apprezzato, al liceo. Devo dirti, caro Umberto, vedere la mostra organizzata in tuo onore, é stata una piacevole sorpresa. Nonostante le odiose guide turistiche che continuavano a perseguitarmi, sono riuscita a sopravvivere alle molteplici sale e ai vari periodi della tua vita artistica, divisionismo, simbolismo, futurismo, influssi cubisti e molto altro, e alle testimonianze dei tuoi viaggi, numerosi; ho visto persino il tuo Atlante, e mi é pure piaciuto. Ho potuto ammirare opere conosciute, disegni mai visti ne immaginati, lavori che non pensavo potessi aver fatto. Ho apprezzato alcuni più di altri e ho sentito fortemente la mancanza dell’unica serie di quadri che ho sempre apprezzato nella tua vastissima (non sapevo fosse vasta, ma ora lo so) produzione: gli stati d’animo. Amo molto “Gli addii”, in particolare.Ti lascio qui una foto, nel caso ti fossi dimenticato di averlo dipinto. Si sa, le cadute da cavallo fanno brutti scherzi, alcuni più crudeli di altri.

Bibi

Se volete sentirmi “parlare” con altri pittori, non esitate a commentare, suggerire, consigliare!

A presto!Umb

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