Un libro che puoi leggere in un giorno solo

Attenzione: questo articolo presenta vari deliri derivati dalla categoria a cui appartiene questo libro, ovvero un libro che puoi leggere in un giorno solo. Il motivi sono elecanti in modo confusionario qui sotto.

 

 

Lasciate ogni speranza, o voi che entrate!

Ladies and gentlemen! Ben ritrovati!

Questa non sarà la solita recensione, questa volta niente pro e contro. Lungi da me provare in questa ardua impresa, sopratutto quando dai un parere a caldo, invece di rimuginarci e di riflettere come sono solita fare.

Un libro che puoi leggere in un giorno solo: Scrivere é un mestiere pericoloso.

Perché: Come per il precedente romanzo della stessa autrice, ho passato tutte le pause, dal primo momento in cui l’ho aperto in treno al ritorno dal salone del libro, a leggerlo. L’altra volta ho contato 4 ore esatte, di seguito. Questa volta, non ho potuto, troppe pause, troppe gallerie buie e sbuffi perché io dovevo leggere, volevo leggere. Come recita la shopper che custodiva il libro “leggere può creare indipendenza“, ma anche in fatto di dipendenza, la lettura si può trovare in una posizione abbastanza rilevante. In questo caso, é stata pura assuefazione, dosi e dosi di eroina e oppiacei vari tradotti in carta, parole e intere pagine.

Parlando di assuefazioni, non riesco ad abbandonare i miei cari punti, che per questa volta lascerò scorrere indistinti in una linea continua:

  • Non pensavo si potesse amare così tanti una protagonista in cui riesci ad immedesimare solo pochissimi lati di te. Ho scoperto che si può, anzi l’ho riscoperto.
  • Ogni pagina é stata una scoperta, un interrogativo, uno spunto a voltarla quella dannata pagina e cercare di capire in quante altre avrebbe parlato delle faccende di cui aveva accennato una decina di pagine prima. Ho dovuto aspettare la fine per sapere chi fosse Locard, anzi, ho voluto aspettare la fine. Avrei potuto cercarlo, ma ero troppo impegnata a leggere per poter fare qualsiasi altra cosa.
  • Le “fan” di Alice Basso sono due in famiglia: io e mamma. Quando ha saputo che avevo comprato il libro e che lo stavo leggendo, era entusiasta e in fibrillazione, quasi quanto me. A sua e mia insaputa, mi ha contagiata in uno shipping di coppie improbabili. Forse sono io ad averla contagiata a priori, nonostante lei non sappia dare un nome reale e italiano al termine ship. 
  • La gioia nel leggere di relazioni, di qualsiasi genere, non scontate e vincolate dagli stereotipi é imparagonabile nella mia esperienza di lettrice.
  • Io sono abituata a soffrire per qualsiasi finale, essendo una persona emotiva e facile all’attaccamento, e ogni volta mi ripeto che posso farcela, mi preparo e poi succede il disastro. Questo finale non ha bisogno di un seguito, certo é ben accetto, ma lascia un’atmosfera così congrua allo svolgimento del romanzo, all’ambientazione, che sai accontarti. Riesci ad immaginare, ma non vuoi nemmeno farlo, e ti limiti a sorridere. Questo atteggiamento non é da me, sopratutto perché riesco a paragonare l’ultima scena del romanzo al finale della quarta stagione del trono di spade. Mi ricordo di essere rinsavita nel mio stato di disperazione/depressione post puntata finale neanche due minuti dopo. Ne sono passati almeno venti, forse anche trenta e sono ancora viva, magari chissá, domani cambierò idea.

Aggiornamento status: voglio un altro seguito, ma non per i motivi che credono tutti. Credo che di Vani Sarca non ne avrò mai davvero abbastanza.

Dopo questo delirio, spero che il mio solito “a presto” non diventi “a mai più” 🙈

Nella speranza di aver ancora qualche lettore rimasto, a presto!

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