Letture: Stoner- John Williams

Ladies and Gentlemen!
Non é facile per me parlare di Stoner, ho rimandato la sua analisi per qualche giorno e di conseguenza questo articolo. Credo che si sia instaurato tra me e il romanzo un rapporto complesso, fatto di emozioni contrastanti nelle lettura che mi hanno portata ad apprzzarlo più di quanto potessi immaginare.


Stoner racconta la vita di un uomo, all’apparenza di un uomo qualunque, mediocre e poco interessante. Figlio di contadini, si trasferisce a pochi chilometri dalla città natale per studiare alla facoltà di agraria dell’università di Columbia. Diventa insegnante di lettere e rimarrà in quella stessa università in cui ha studiato per tutta la sua vita.

“Non aveva progetti per il futuro e non parlava con nessuno delle sue incertezze.”

Con questi presupposti, nella nostra vita quotidiana non spenderemmo più di due parole per una persona come William Stoner, eppure John Williams ha basato un intero romanzo su un personaggio che definiremmo non interssante. E ha funzionato.

Forse perché William Stoner non é solo una persona mediocre, passiva alla vita. É molto di più: nei suoi mille difetti, in tutte le occasioni mancate, qualcosa ci soinge ad appassionarsi a quelle vicende a tratti strambe, a tratti deprimenti e anche molto ingiuste, che caratterizzano tutto il romanzo. 
Nel corso della lettura accade il miracolo: Stoner scopre la letteratura; sarà l’unica cosa che difenderà, su cui prenderà posizione, e tra alti e bassi, la letteratura tornerà sempre a riempire la vita di Stoner.

“Trovandoci, come siamo, al cospetto del mistero della letteratura e del suo inenarrabile potere, è nostro compito scoprire la fonte di questo potere e di questo mistero. E in fondo, tuttavia, a che scopo? La letteratura stende davanti a noi un velo profondo, che non possiamo scandagliare. Non ci resta che contemplare le sue oscillazioni, devoti e impotenti. Chi sarebbe così temerario da sollevare quel velo, mostrando ciò che non può essere mostrato e raggiungendo l’irraggiungibile? Il più forte di noi non è che un esserino gracile, il tintinnio d’un cembalo, il fiato d’un ottone, davanti all’eterno mistero.” 

É una vita fatta di alti e bassi, sconfitte e vittorie, accettate in egual modo con la stessa passività disperata nei confronti della vita, della famiglia, dell’amore

Quand’era giovanissimo, Stoner pensava che l’amore fosse uno stato assoluto dell’essere a cui un uomo, se fortunato, poteva avere il privilegio di accedere. Durante la maturità, l’aveva invece liquidato come il paradiso di una falsa religione, da contemplare con scettica ironia, soave e navigato disprezzo, e vergognosa nostalgia. Arrivato alla mezza età, cominciava a capire che non era né un’illusione né uno stato di grazia: lo vedeva come una parte del divenire umano, una condizione inventata e modificata momento per momento e giorno dopo giorno, dalla volontà, dall’intelligenza e dal cuore. 

Le citazioni che sto disseminando per tutto l’articolo vogliono arrichire e invogliare anche voi ad immergervi in questo meraviglioso romanzo, ma sopratutto cercano di dare voce a tutte quelle parole che non riesco a trovare per descrivere questa storia senza aumentare il carico degli spoiler

“È facile considerarsi per bene, quando non si ha alcun motivo per non esserlo. Bisogna innamorarsi, per capire un po’ come si è fatti.”

Concludo questo mio sproloquio delirante con due ulteriori motivi per leggere Stoner :

  • Se amate i classici, dovete sapere che Stoner é un classico della letteratura americana contemporanea: lo si percepisce nella pulizia e semplicità dello stile e nel contesto storico preciso che fa da sfondo e arricchisce nello stesso tempo le vicende;
  • Se amate le sfide, capirete presto che Stoner é tutto ciò che a scatola chiusa non comprereste mai, ma che merita una chance e saprà sorprendervi.

A presto!

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